Elogio del Blocco Note

In #ltis13 (Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola 2013, il cMOOC a cui sto partecipando) si parla oggi di linguaggi di programmazione, in termini molto generali e “filosofici“, considerato che il corso non intende andare così a fondo sulle tecnologie; ma con alcune considerazioni che mi hanno in qualche modo emozionato, risvegliando pensieri e sensazioni vecchi di molti decenni.

Scrive Andreas parlando del suo amico T.: “si era lasciato ispirare al punto da creare da solo l’apparato necessario per fabbricare una vera e propria piattaforma didattica, utilizzando esclusivamente il Blocco note“.

Condivido totalmente la filosofia del suo amico T: tutto il software che sviluppo è fatto con blocco note o, da poco, con quella versione giusto un pelo più evoluta che è Notepad2, che aggiunge solo qualche comodità e verifica a ciò che si sta scrivendo, semplificandoti un po’ la vita ma senza tradire la filosofia della semplicità scelta da chi usa l’editore di testi.

Da una parte si tratta di una “scelta di principio“: non utilizzare editor visuali ed ammennicoli vari ti costringe a capire/sapere bene cosa stai facendo, cosa che ti da il controllo totale del risultato. Dall’altra è una questione di amore Si: proprio di amore!

Ormai quasi 30 anni fa, giovane studente di psicologia alla ricerca di una tesi, mi imbattei in un meraviglioso pazzo che mi propose di lavorare su problem solving ed intelligenza artificiale. Solo che tutta la mia “esperienza informatica” era aver giocato un paio di volte con il Commodore 64 di un amico!

La cosa però mi risultava così intrigante da spingermi a proporre di farmi provare e, fattomi prestare quel Commodore, l’ho acceso: e si può dire che l’ho spento solo dopo essere riuscito a capire come fare un giochino (semplicissimo) con il Basic che metteva a disposizione.

Dopo un anno e mezzo (di studio matto e disperatissimo, direbbe Leopardi) mi laureavo con una tesi sperimentale sul software creato da me (con un notevole contributo del meraviglioso pazzo che s’era fidato abbastanza di me da lasciarmici provare!) che usava statistica e intelligenza artificiale, condite con ciò che consentiva la grafica di quell’epoca, per risolvere problemi di psicologia clinica e sperimentale. Era scritto in Pascal… con l’equivalente di blocco note disponibile all’epoca del DOS.

Non ho più smesso: adesso sviluppo applicazioni su internet (didattiche ma non solo) sempre così.

La spinta è stata (e rimane) l’inebriante sensazione di onnipotenza che ti da il poter creare un mondo ex-novo; un mondo che funziona sulla base delle regole che detti tu! Il tutto usando solo parole, numeri, la tua logica… ed un programmino così leggero che già lavorava sul Bios del Commodore 64 e trentanni dopo, con pochissime aggiunte, funziona ancora benissimo!

Naturalmente l’amore è (proverbialmente) cieco, non coglie tutti allo stesso modo e per gli stessi oggetti (e ci mancherebbe!), ma il ricordo della brama che mi ha preso allora e che non mi ha mai più abbandonato, è uno dei fattori che mi fanno rabbrividire quando, parlando di informatica a scuola, si insegna ai bambini a disegnare con paint (erano le due pagine complessive della sezione Informatica del sussidiario di mio figlio!).

L’uso strumentale dell’informatica è utile, comodo ed alla portata di tutti. Ed è fondamentale che non sia necessario conoscere nulla di tecnologie per poterla utilizzare: come non devo sapere nulla di fisica o elettronica per guardare la TV o ascolatare la radio, che pure su queste basano il loro funzionamento.

Ma almeno ai bambini diamo una chance: lasciamogli la possibilità di provare a vedere se questo amore può sbocciare. Usiamo Logo, costruiamo robot, GeoGebra: facciamoli giocare con oggetti virtuali applicando la loro logica. Per diventare spettatori passivi, o prestatori d’opera gratuita in qualche social network avranno tempo tutta la vita.

2 thoughts on “Elogio del Blocco Note

  1. aver giocato un paio di volte con il Commodore 64 di un amico Nel mio caso, uno Spectrum (di seconda mano), che era il “competitor” del Commodore, in quegli anni. Però, nonostante l’emozione dei tasti, non si è sviluppata una vocazione particolare.
    Vocazione è vocazione, dopotutto!
    Tuttavia, quando la mia figlia più giovane aveva 3 anni, ho messo il cuscinone sulla sedia e via, davanti al computer a giocare con Paint… Nessuna vocazione neppure lei, comunque. Ora sta ore online a scrivere su siti di FanFiction 😉

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